Esci dalla trappola

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Immagini di cambiamento

Articoli

Fabio - 2009

Il sentiero

Non è la prima volta
che compio il tragitto,
ma non sono mai arrivato
fino alla fine.
Mi chiedo perchè, perchè.
Perchè non posso essere contento di me.
Perchè mi odio così tanto.
Non lo so, so soltanto
che questa volta non mi fermerò.
Lo voglio scoprire.
E' incredibile, una vita buttata,
questo lo so, quindi di peggio
nulla scoprirò.
Coraggio bello,
sarà solo qualche passo in più!

La maschera

La stanza semibuia, fredda,
la poltrona, nel mezzo di essa.
La maschera, l'orrendo costume
di un carnevale durato una vita.
Era lì, stesa sulla poltrona,
sembrava un fantoccio vuoto,
sembrava il vuoto di un uomo.
Sangue raffermo sulle maniche,
nauseanti odori di vino e birra
esalavano da quelle vesti.
La maschera esibiva un ghigno,
ma mostrava tristezza.
Guardavo la scenografia,
immobile, senza espressione,
senza un sentimento.
La festa era finita.

Velocità

Corro, non voglio ma corro,
le mie mani scrivono
la mia mente pensa,
tanti segreti e
misteri svelati.
Il gusto della vita
mi porta lontano,
sento che qualcuno
mi spinge con la mano,
mi fermo con lo sguardo.
Mi arrabbio e penso,
il mio pensiero è denso.
Denso come il gusto della vita,
corri amico,
non è ancora finita!

Quelle parole

Scritte sulla carta si staccano dolci,
come farfalle timide e accarezzano gli occhi.
Quanto hanno da dire,
quanto vogliono spiegare,
se il rumor del battito di quelle ali,
hai deciso di ascoltare.
Ascolta attentamente,
ogni giorno non è mai niente.
Ascolta assiduamente
il rumor di quelle ali
che accarezzano i tuoi occhi,
quelle parole non hanno eguali.

Tepore

Ringrazio ogni giorno
il sole, per la luce che ci regala.
La bontà e la generosità
della nostra stella,
è infinita.
Approfitto del suo calore,
di poter ammirare i colori,
di veder tanti sorrisi,
di camminare e di pensare.
E i pensieri son luminosi,
finalmente rilassati,
sdraiati su di un prato
al dolce tepore.

Quello che vedi

Tu vedi
quello che il tuo cervello
vede, lui vede
quello che tu vuoi vedere.
Sorridi, ti tornerà
un sorriso, balla
ballerai con altre persone,
VIVI, vivrai felice
con tutti.
Puoi vedere
tutto quello che vuoi.


Il mare, il vento

Se è vero che rabbia fa rima con sabbia,
ieri la rabbia ha dominato i sentimenti,
creando così un'isola di sabbia,
sferzata dal vento,
circondata dal mare,
un mare di lacrime.
Come posso non piangere
come posso non commuovermi,
il mostro sta morendo
ma ha sempre fatto parte di me,
bambino mai cresciuto,
abbiamo camminato,
giocato, amato, sofferto,
abbiamo diviso un piatto,
mi ha sempre accompagnato
non potevo
non essergli affezionato.
Il mare di lacrime,
chissà quando finirà,
il vento soffia, la mia barca
salta sulle onde, i gabbiani!
presto vedrò la terra.

Un nuovo amore

La realtà mi mette paura
abituato a combattere
contro pensieri
che si trasformano in dolori
la paura è sempre lì.
Ma come sono dure le sensazioni,
le sento, le tocco,
fredde come il ferro d'inverno,
calde come le lamiere in estate,
passano nella carne entrano nel cuore,
mi tremano le labbra.
Così, penso ad un nuovo amore!
Adesso non voglio più usare le mie lime
per smussare gli angoli di una giornata,
per rendere più lisce le mie sensazioni
e inghiottirle con meno dolore.
Mi tremano le gambe, trema a volte anche il mio cuore.
Ma ormai sono partito
perciò devo continuare,
e il sapore di una giornata
così sì che si riesce a gustare,
poi, quando abbiamo anche del tempo,
andiamo tutti a ballare!

Il viaggio

Per caso son partito
pochi soldi, qualche vestito
non sapevo dove andare
ma di sicuro era meglio partire.
Treno, auto, anche un tizio con la moto
laghi, prati, case,
montagne e valli.
Alberi di ogni specie,
animali che guardavano curiosi,
alla sera i pipistrelli, giravano golosi,
ho visto perfino due serpenti
che facevano l'amore.
In città in un palazzo
abbiamo preso l'ascensore
e vi giuro, ma ve lo giuro,
non sento più quello strano odore.
Adesso ormai ci ho preso gusto
non voglio più fermarmi,
andare sempre oltre i paraggi
e vi giuro, ma ve lo giuro,
basta, niente scarafaggi.
Poi immagini, canzoni, foto
auto, pulman, treno
la ragazza molto bella, e ho fatto
una foto perfino a una bidella.
Il ragazzo con la chitarra, c'è chi legge
e chi si riposa, c'è chi per tutto il giorno
pensa alla sua sposa.
Arrivato là dove c'è l'autolavaggio
un cartello grande con scritto:
buon viaggio!

Lo specchio stregato

Catene alle caviglie ed ai polsi
in un buco, nero.
Il demone perverso,
dio della cattiveria e dell'ignoranza
teneva le sue vittime.
Basta andare davanti allo specchio stregato
per esserne risucchiati
nella sua distorta dimensione,
quella dei deboli, dei paurosi,
quella di chi non vuole ragionare,
quella di chi non vuole farsi aiutare,
quella di chi pensa, che la realtà
è di là.
Pensano che quello è il modello,
quel film chiamato inganno.
Certe macchine sono violente,
violentano le nostre menti
e chi già debole è, viene imprigionato e incatenato.
Stare lontano, leggere storie,
toccare con mano, avere pazienza,
che la vita è lunga.
Esser pazienti, può voler dire soffrire,
ma ne vale la pena,
a confronto di quell'orrenda prigione.

La tua immagine

Ti ho scattato una foto,
le nostre vite così vicine,
ma spesso troppo lontane,
per tanti anni, per troppi anni.
Sei debole adesso, adesso sei malato.
Quando eri più giovane mi facevi paura,
ma ricordo anche quanto ti adoravo.
Mi sovrastavi, avevi più paura tu di me,
questa è la verità.
In realtà eri forte, eri grande e forte,
perchè quella paura?
E' complicata la vita, questa è la verità,
ma non ho rancori, stai tranquillo,
ti voglio tanto bene.

Che gambe (What's legs!)

Dalla crisi depressiva
oramai sono scappato,
che in sta giornata uggiosa
non ci son neanche cascato.
Così sul treno regionale
dove si viaggia, ne bene ne male,
ascoltavo Elvis Costello
ma non sapevo dove appoggiar l'ombrello.
Quando al momento di una fermata
è salita la baraonda,
intravedo una gran falcata,
due gambe lunghe, quelle di una bionda.
E con le note di Costello,
e l'immagine di quell'eccezione,
son riuscito ad appoggiar l'ombrello,
e ho acchiappato un'emozione!

Il risveglio

Il lungo periodo di vita non-vita,
di vita non-morte,
protagonista di quel film, chiamato inganno,
l'assurdo sonno su falsi allori,
le cui foglie, una volta sbriciolatesi,
si son trasformate in frammenti di vetro,
che penetrando così, sempre più affondo nelle carni,
sono arrivati fino all'anima.
Finito il giuoco, esauritasi quella scialba pellicola,
destatomi dall'inquieto sonno,
dopo applausi, pianti e balli,
ritrovarsi lì,
nel campo da me seminato,
pieno d'erbacce, arido, mal curato,
sporcizia e tanta tristezza.
Ed anche in ciò, vi è la mia colpa,
anche quì ho lasciato il segno
o forse è meglio dir il non-segno.
Quanta gente ha bisogno di noi,
e spesso noi, non ce ne rendiamo conto.
Quanta gente mi ha guardato negli occhi,
cercando una risposta,
a me, che neanche davo risposte alla mia persona.
E adesso oso anche arrabbiarmi,
odio il presente, ma nulla ho fatto nel passato.
Senza figli, e senza amore,
l'ora è arrivata, di far il padre.

Il vortice

Le correnti fluiscono impetuose
verso valle,
ma il fiume rappresentato dalla mia anima
è misterioso.
Costituito da false pendenze,
da oscure insenature
che ne bloccano il naturale corso
creando vortici infiniti
nei quali pericoloso è accedervi.
Esplorare il mio fiume
è sulla carta impresa straziante,
è la storia di territori rimasti vergini,
che son territori della mia Psiche.
Leggende raccontano di persone mai tornate,
di bestie orrende, di misteri terrificanti.
Ma nel mondo si sà
bisogna imparar a raccontar
e anche ad ascoltar.
Così le persone mai tornate
andranno e verranno,
le bestiacce saran solo mici e cagnolini,
e i misteri guai che anche qualcun altro ha.
Imparare a parlare, comunicare,
la conoscenza è forza di vita.
Quando riuscirà il mio fiume ad aver libero sfogo,
quando ogni barriera avrò rimosso.

La tela

Comunicare è regalare,
aprire la propria anima
è un dono.
Mostrar quella parte di sè
per molto tempo
rimasta rinchiusa.
A cosa serve tenersi tutto dentro?
La biro è un pennello
il quaderno una tela
le emozioni i colori
i sentimenti i soggetti.
E dipingo quello che sento dentro di me.
Disegno quel mondo interiore
che spinge, che pulsa,
vuole evadere da una prigione fatiscente,
l'energia è incontrollabile
può solo esser guidata.
Vi regalo e mi regalo
la mia fotografia.
I dispiaceri
posson diventar fiori
stupendi, dai colori più sgargianti,
nel nome della libertà
è ora di andare.

Senza risposte

L'ansia, la ballerina frenetica
dai movimenti sconnessi,
dal corpo vibrante,
segue un tempo
che solo lei sente,
ha smesso di muoversi,
e in un istante, è svanita.
Al suo posto la calma,
su una poltrona imbottita,
comoda, lenta nei movimenti
grossa, truccata e ben pettinata,
mi osserva senza parlare.
L'espressione serena, un mezzo sorriso
sembra voglia far una domanda,
o si aspetta che io dica qualcosa.
Ma, ho già parlato tanto,
attendo ora parole,
che fan fatica arrivare.
Scoprire, vedere, capire,
procurano dolore, fastidio.
Cosa vuol dire la calma?
Quando non comprendo
rimango allertato.
Forse è meglio uscire
da questa stanza,
ma non sò dove andare.

Chi sono?

Chi sono, ho amato
non ho amato?
Essere o non essere,
da dove arriva questa voce?
Cosa ho fatto in questi anni?
Troppa lucidità,
è un riflesso che può accecare.
E' un raggio di luce
dritto negli occhi,
entra nel cervello
sterilizza i ricordi.
Toglie microbi e batteri,
così da rendere le superfici
pulite e nitide.
Ma proprio l'aspetto
estremamente igienico,
rende il ricordo
pulito da quell'unto
che era solo illusione.
Difficile è prender coscienza
quando ti trovi di fronte
la povertà delle esperienze.
Giovane non sono,
rimango "solo"
con la voglia di esplorare.

Ulisse

E' navigando sulla mia barca
fra le onde, in acque sconosciute
mi accompagna il pensiero
della profondità di questi abissi,
e la visione del cielo sconfinato,
che nel compiere la tratta,
ho una tentazione:
invertir la rotta.
Ed è in quest'avventura
di un Ulisse già attempato,
che vi è sicuramente un gioco,
forse troppo azzardato.
Attendo il levar
della buona stella,
non sò quale del firmamento sia,
forse la più bella.
Ma solo delle mie forze
ora mi devo fidare,
voglio attraversar queste acque,
tutto questo mare.

Cosa siamo?

Cosa siamo senza qualcuno
che ci insulta,
che la pensa come noi,
che ci ama,
che non ci può vedere,
che vuole esprimere il suo parere
che ci vuole ascoltare,
che se ne vuole andare
o che vuole restare
a farci compagnia
che ci accompagna in fondo alla via
e poi ci dica addio.
Senza il nostro prossimo
non sappiamo più chi siamo,
e senza i nostri simili
smetteremo di esser umili,
e i nostri sentimenti
mai più riconosceremo,
e alla pazzia non metteremo freno.

Serenità

Dentro al branco, fuori dal branco
sapersi muovere, come in una danza,
seguire il tempo dei sentimenti,
perciò saper ascoltare.
Esser capaci di stare da soli,
dare un ritmo al silenzio,
prepararsi ad affrontare il tempo
riuscir a godere di ogni momento.
Nella mente ci deve essere il sole
il cuore deve esser acceso,
le nubi passare lontane
e il vento spazzare la nebbia.

Tepore

Ringrazio ogni giorno
il sole, per la luce che ci regala.
La bontà e la generosità
della nostra stella,
è infinita.
Approfitto del suo calore,
di poter ammirare i colori,
di veder tanti sorrisi,
di camminare e di pensare.
E i pensieri son luminosi,
finalmente rilassati,
sdraiati su di un prato
al dolce tepore.

La mia foto

Ho davanti a me
la mia fotografia,
un primo piano recente.
La guardo, ne sono rapito,
il mio sguardo è catturato,
e con gli occhi accarezzo quell\'immagine,
la osserverei per ore.
Mi piacerebbe accarezzare con le mani quel viso,
carezze leggere,
sfiorare con le mani
quelle mani che compaiono.
Quante volte l'ho messo d parte,
quante volte gli ho detto di no!
Adesso vorrei fare qualcosa per lui,
spero di fare in tempo.

Il paradiso

Com'è bello vivere senza sentire il dolore,
l'angoscia
ogni giorno, dal mattino fino alla sera,
e anche di notte,
bagnare i cuscini di lacrime.
Come è bello non sentirsi felici,
ma sentirsi,
sentire se stessi e basta.
La depressione è un demone, è una malattia,
che bello non sentire più i suoi sintomi.
Quanta droga dovevo assumere,
per lenire quei sintomi, quanta.
Adesso sto bene, non sono felice,
mi sento normale,
e dopo tutti quegli anni
normale è il Paradiso.

Io sono qui

La mia malattia era quella;
un sepolto vivo che guardava la grata di ghisa
sopra di sè, e considerava la luce che si intravedeva,
qualcosa di superiore
al quale non potevo accedervi.
Cominciai a farmi delle domande;
a chiedermi perchè, perchè dovevo
solo essere il pasto di ratti,
perchè continuare a sentire quella puzza,
che ormai non mi dava più neanche fastidio.
E' vero ho fatto fatica
ad arrampicarmi, ad alzare quella grata
e vedere così, quello che è.
Il blu è il blu, il nero è il nero
il bianco, colore che io adesso adoro,
finalmente è bianco,
il dolce è dolce,
come salato è il salato.
Finalmente anch'io son quì
insieme a tutti voi!

04 giu 2010

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