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Ho paura delle malattie
E’ una paura fondata, anche se poco “motivante”. Numerose sono le malattie accertate in stretta relazione con quasi tutte le forme di dipendenza. La paura è un’emozione “reattiva”che spinge all’azione solo in presenza di un pericolo imminente. Se viene percepito un rischio quasi certo ma non immediato compare l’ansia. Questa è una sensazione di apprensione, molto disturbante che, non spinge alla “fuga” e, paradossalmente, trae benefici proprio dalle "gratificazioni extra", che attenuano la tensione. Così, la grande evidenza del danno e i “messaggi ansiogeni“ , alla fine, si traducono in un ulteriore stimolo a cercare rifugio nella propria dipendenza. Per sfruttare la paura a fini motivazionali, bisognerebbe “trasferirla” direttamente sull'oggetto di attaccamento (sigaretta, cocaina, eroina...). Non è facile identificare in questo oggetto un pericolo reale come se potesse “mordere” o “esplodere”da un momento all’altro, ma in effetti provare paura nel senso vero, ogni volta che lo si avvicina sarebbe sicuramente scoraggiante… Perché non provi a temerlo ogni volta?

Mi interessa la salute futura
Questa motivazione è apparentemente vicina alla precedente nella sostanza, ma è molto diversa nella sua elaborazione. Qui entra in gioco uno stimolo positivo molto coinvolgente tanto sul piano motivazionale che in quello decisionale: la nascita di un valore. I valori costituiscono i riferimenti più importanti in cui credere, sono misure altissime che possono disegnare la vita ed il futuro di una persona. La salute è uno dei valori più bersagliati in una storia di dipendenza. Viene spesso dimenticato o retrocesso ai livelli più bassi della propria gerarchia valoriale. Questo non certo perché ci si vuole volutamente trascurare, ma perché si fraintende il significato di questo valore. Intendere la salute come semplice “assenza di malattia” si concilia abbastanza bene con uno stato di dipendenza, in cui i danni “evidenti” si manifestano solo dopo molto tempo. Lo stesso comportamento assume invece valenze diverse se si attribuisce alla salute un significato più di tipo “promozionale”, dove giocano un ruolo di primo piano il rispetto di sé, la cura del proprio equilibrio, la prevenzione... Che cos’è per te la “salute”?
Voglio smettere perché costa
Mantenere una dipendenza ha dei costi incredibili che possono incidere in modo pesante sul bilancio familiare. L’aspetto economico è quindi una motivazione da non sottovalutare. Anche questo però, come la paura delle malattie, è un’arma a doppio taglio. A volte sono proprio le ristrettezze economiche che spingono a cercare "evasioni". In ogni caso il costo, o meglio lo spreco, è una motivazione forte che dovrebbe riguardare tutti, non soltanto i meno abbienti. Interrompere una dipendenza significa un grande risparmio, tanto a livello individuale quanto a livello collettivo. Il costo non è soltanto quello per soddisfare il proprio bisogno, è anche il costo della spesa sanitaria per i danni alla salute, il costo delle giornate lavorative perse, il costo della perdita di vite umane….. Quanto può costare ad un’azienda la perdita di un buon dirigente o ad un figlio quella di un padre? Quanti miglioramenti nella tua vita potresti realizzare con questo risparmio?
Mi spingono a smettere
Non è una motivazione forzata come potrebbe sembrare. Invero una motivazione se è costretta non è una vera motivazione, in quanto la libertà di scelta è una delle caratteristiche fondamentali della spinta motivazionale. Qui entrano in gioco altre importanti componenti. Molto dipende da “chi” sta spingendo e dal “perché” lo sta facendo. A incidere non è tanto una leva “autoritaria” quanto una leva “affettiva”. L’intelligenza di riconoscere le proprie debolezze e la capacità di ascolto fanno poi il resto….Quanto “pesano” i consigli degli altri nella tua vita? C’è qualche persona che potrebbe motivarti a smettere?


Sento il dovere di smettere
Il “senso del dovere” è legato alla paura di far soffrire di far soffrire i propri cari a causa del proprio comportamento, di sottrarsi ai propri impegni lasciando gli altri in difficoltà, oppure anche al bisogno di dare il buon esempio. E’ difficile per dei genitori che hanno una dipendenza impedire ai propri figli di svilupparne una a propria volta. Così come può essere incoerente e poco etico, professionalmente, mostrarsi nei panni di una persona affetta da dipendenza per chiunque operi nel campo della salute o in quello dell’educazione…. Ritieni che il “tuo problema” non abbia alcun riflesso negativo su quanti ti circondano?
Ciò che mi è sempre piaciuto non mi soddisfa più
A lungo andare insorge in molte persone un senso di stanchezza generica della propria dipendenza. Non c’è un motivo particolare, è un po’un insieme di tante cose, più o meno importanti, che finiscono con l’appesantire la situazione e spingono verso un cambiamento. Ci si stanca della dipendenza in genere, della costrizione continua cui bisogna sottostare, delle continue pressioni della gente.... Quanto pensi di andare ancora avanti così?


30 apr 2011

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